DISPLASIA DELL'ANCA

curare la displasia

La displasia dell’anca nel cane è la causa più frequente di osteoartrite a carico di tale articolazione. Si riscontra prevalentemente in soggetti di taglia grande e gigante e alcune razze risultano particolarmente predisposte: Pastore Tedesco, Labrador retriver, Golden retriver, Terranova, Bovaro del Bernese, Rottweiler, San Bernardo, Alaskan Malamute, Bulldog inglese, Boxer, Dogue de Bordeaux.

Nonostante anni di ricerca, studio ed informazione sono ancora inadeguati i progressi compiuti nella prevenzione di questa malattia potenzialmente invalidante per i nostri animali da compagnia. Attualmente nuovi farmaci e tecniche chirurgiche innovative permettono al cane displasico di condurre una vita relativamente normale e, in molti casi, priva di dolore. Uno screening accurato della popolazione canina può prevenire la trasmissione della malattia alle generazioni future attraverso l’esclusione dalla riproduzione dei soggetti affetti dalla patologia. In questo primo articolo illustrerò brevemente le cause e i segni clinici in soggetti colpiti dalla displasia dell’anca. Nel secondo articolo prenderò in considerazione i possibili trattamenti e le misure che possono essere intraprese per la prevenzione della malattia.

Quali sono le cause?
La displasia dell’anca ha un’eziologia multifattoriale, cioè fattori genetici e fattori ambientali concorrono a determinare l’insorgenza della patologia. I soggetti affetti presentano uno scarso sviluppo delle masse muscolari rispetto allo sviluppo scheletrico. L’incompetenza della muscolatura nel mantenere congruente l’articolazione favorisce una condizione di lassità articolare; ciò determina un progressivo allontanamento della testa del femore dalla cavità acetabolare e una progressiva riduzione dell’area di contatto tra le due superfici articolari. Ne conseguono alterazioni cartilaginee, microfratture ossee e alterazioni del profilo acetabolare e della testa femorale, che rappresentano l’anticamera dell’artrosi.

Come riconoscerla?
I soggetti affetti da displasia possono essere suddivisi in due categorie: 1
soggetti giovani, di età compresa tra 4 e 12 mesi 2
soggetti adulti/anziani, di età superiore ai 12 mesi

* Nei soggetti giovani i segni clinici sono estremamente variabili: un aspetto comune è la riluttanza del cane a muoversi associata a rigidità ed iperestensione degli arti. Le alterazioni più frequenti nella deambulazione sono la caratteristica corsa “a coniglio”, riluttanza a eseguire salti e a salire le scale e a giocare con altri cani. La gravità della zoppia è estremamente variabile: da lieve, che si manifesta solo dopo un intenso esercizio fisico, a marcata, quando il cane avverte un dolore così intenso da reggersi con difficoltà sugli arti posteriori.
Il quadro clinico in genere tende a migliorare quando il soggetto raggiunge gli 8-10 mesi di età. Le microfratture a carico del bordo acetabolare dorsale guariscono, i tessuti muscolare e scheletrico maturano, rendendo l’articolazione più stabile e meno sensibile al dolore.

* Anche nei soggetti adulti/anziani il quadro clinico è variabile, in relazione alla gravità delle alterazioni artrosiche instauratesi. Solitamente la zoppia tende ad esacerbarsi dopo intensa attività fisica. I soggetti affetti presentano rigidità articolare al mattino e si affaticano facilmente durante le passeggiate o il gioco. Spesso tendono a sedersi e, se invitati ad alzarsi, eseguono la manovra con estrema lentezza e difficoltà. La rigidità, il dolore articolare e la perdita di massa muscolare determinano evidenti disturbi funzionali a carico degli arti posteriori.
In presenza di questa sintomatologia clinica, è di fondamentale importanza consultare il medico veterinario che in base alla visita clinica e allo studio radiografico può diagnosticare la malattia e suggerire il trattamento terapeutico più indicato.

Opzioni terapeutiche idonee a trattare la patologia.

Trattamento
Gli obiettivi del trattamento sono: alleviare il dolore, mantenere o migliorare la funzionalità articolare e, quando possibile, ridurre la progressione della malattia articolare degenerativa.
La decisione di intraprendere un trattamento di tipo conservativo piuttosto che chirurgico dipende dalla gravità dei segni clinici, dall'età del paziente, dal carattere del paziente e dalle aspettative del proprietario, ovvero impiego come cane sportivo o da compagnia.

Trattamento conservativo
Il trattamento conservativo è indicato in tutti i pazienti con segni clinici di lieve entità, indipendentemente dall'età e dovrebbe essere sempre considerato come primo approccio alla patologia e può portare a risultati a lungo termine soddisfacenti.
Nei pazienti giovani con articolazioni lasse e dolenti, l'obiettivo è quello di diminuire la dolorabilità aumentando allo stesso tempo la stabilità articolare, garantita dalla formazione di una fibrosi peri-articolare e dall’aumento della massa muscolare. Nei pazienti adulti l’obiettivo è quello di controllare i segni clinici correlati alla malattia articolare degenerativa per permettere una qualità di vita soddisfacente.

Il trattamento conservativo prevede:
1. dieta: il controllo del peso è di fondamentale importanza per ridurre la sintomatologia clinica e, talvolta, può essere il solo trattamento richiesto in pazienti affetti da segni clinici di lieve entità. L’apporto calorico dovrebbe essere bilanciato con la richiesta metabolica del paziente e questo può essere ottenuto riducendo la quantità di cibo e, se tollerato, aumentando l’attività. La somministrazione di diete ipercaloriche, iperproteiche, eccessi di integrazione con vitamine e sali minerali, può influenzare negativamente lo sviluppo scheletrico. Numerosi studi indicano una maggiore incidenza di displasia dell’anca nei cani di taglia grande e gigante a rapido accrescimento. Spesso i proprietari di cuccioli di taglia grande o gigante somministrano una quantità di cibo superiore al fabbisogno giornaliero, con l’obiettivo di ottenere una crescita più rapida e soggetti di mole imponente. Le diete commerciali, sviluppate per cuccioli in accrescimento, sono caratterizzate da un elevato contenuto calorico; pertanto una somministrazione in eccesso rispetto alla corretta razione giornaliera, può innescare meccanismi di squilibrio metabolico che si ripercuotono negativamente sull’apparato scheletrico;
2. esercizi controllati: l’attività fisica controllata, come passeggiate al guinzaglio e nuoto, deve essere ridotta al minimo durante le fasi acute della sintomatologia, per non peggiorare il quadro clinico, ma deve essere ripresa nel più breve tempo possibile al fine di ottimizzare il recupero funzionale a lungo termine. Gli esercizi permettono di migliorare l’escursione articolare, stimolano il metabolismo della cartilagine articolare e rinforzano i muscoli e i legamenti incrementando la stabilità dell’articolazione. In particolare il nuoto permette lo sviluppo delle masse muscolari senza sovraccaricare le articolazioni; 3. 3. farmaci: l’impiego di sostanze farmacologiche per il controllo della displasia dell’anca è ben documentato. I farmaci antinfiammatori non steroidei sono quelli più comunemente impiegati per il controllo dei segni clinici associati alla displasia. Nella fasi acute della sintomatologia, sia nei pazienti giovani che negli adulti, è spesso indicato protrarre il trattamento per 3-4 settimane. Alcuni pazienti richiedono un trattamento prolungato, talvolta continuativo, mentre altri necessitano di terapie intermittenti, in relazione alla gravità dei segni clinici e dall’attività svolta.
L’impiego di sostanze nutraceutiche risulta a tutt’oggi controverso, anche se risulta più indicato nelle fasi iniziali della malattia. Quelle più comunemente impiegate sono:
* glucosamina
* condrotin-solfato
* acidi grassi essenziali
* associazioni
La maggior parte dei prodotti registrati ad uso veterinario appartengono all’ultima categoria e sono caratterizzati da diverse concentrazioni degli elementi costitutivi. Va sottolineato come i prodotti nutraceutici non presentino alcun tipo di effetto collaterale.

Trattamenti chirurgici

I trattamenti chirurgici per la displasia dell’anca possono essere suddivisi in:

1. procedure preventive: sinfisiodesi pubica, triplice osteotomia pelvica; sono riservate a pazienti giovani, in cui viene diagnosticata precocemente una displasia dell’anca. Se la selezione del paziente è corretta, queste tecniche sono in grado di rimodellare la morfologia dell’anca migliorandone la congruenza articolare e di conseguenza garantiscono assenza o scarsa progressione della malattia articolare degenerativa;

2. procedure palliative: artroplastica del bordo acetabolare dorsale e denervazione della capsula articolare;: vengono eseguite su pazienti che non risultano più idonei all’esecuzione di procedure preventive. Lo scopo di tali trattamenti è quello di ridurre il dolore e quindi controllare i segni clinici, anche se non garantiscono un controllo efficace sulla progressione della malattia articolare degenerativa;

3. procedure di salvataggio: protesi totale d’anca e ostectomia della testa e del collo del femore; vengono proposte quando il paziente, sia giovane che anziano, presenta gravi alterazioni morfologiche associate a difficoltà locomotorie. Recentemente, anche in medicina veterinaria, viene impiegata con successo la chirurgia protesica che garantisce ottimi risultati funzionali.

Prevenzione

anca del cane

Per ridurre l'incidenza della malattia ormai da anni viene richiesta una radiografia ufficiale per certificare l'esenzione della displasia nei soggetti destinati alla riproduzione. La certificazione deve essere eseguita su soggetti con scheletro maturo e normalmente viene rilasciata solo dopo l'anno di età.
Non bisogna però confondere la radiografia ufficiale per la displasia con le radiografie a carattere sanitario che possono essere utili per la diagnosi precoce della malattia; queste possono essere effettuate a partire dal quarto mese di età e sono sicuramente consigliate in soggetti sintomatici o in razze a rischio. Sempre ai fini della prevenzione e per un piano di eradicazione è bene escludere dalla riproduzione o sottoporre a intervento chirurgico di sterilizzazione i pazienti affetti dalla malattia.

Autore Articolo

Il Prof. Bruno Peirone è Professore Associato presso il Dipartimento di Patologia Animale dell’Università degli Studi di Torino e Presidente della SIOVET (Società Italiana di Ortopedia Veterinaria).

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